POETICS OF POST ANTHROPOCENE di Tomaž Milač

Giovedì 5 maggio alle ore 18, presso il DoubleRoom arti visive di Trieste, apre la mostra “Poetics of Post Anthropocene” a cura di Matija Plevnik che racconta tutti i possibili scenari immaginati dall’artista sloveno Tomaž Milač in una futuristica era post umana. L’epoca geologica attuale, contrassegnata dalla presenza dell’essere umano, che con le sue attività è riuscito con modifiche territoriali, strutturali e climatiche a incidere sui processi geologici, è dunque sul finire e nuove prospettive, caratterizzate da una seducente poetica del post umano e da una natura che con la sua energia guarisce e rigenera tutto, si affacciano sul pianeta. Una decina di quadri ad olio di grande formato, frutto del lavoro di semi isolamento degli ultimi anni, trasmettono così in infinite declinazioni un messaggio di calma e pacifica riappropriazione della natura degli spazi prima colonizzati dalla presenza umana.

Tomaž Milač, nato nel 1978 a Celje, dopo aver terminato il liceo di design e fotografia a Lubiana, si iscrive all’Arthouse College for Visual Arts sempre a Lubiana, e prosegue con gli esami di pedagogia presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Maribor. Le sue opere sono state esposte in Slovenia e all’estero, ha preso parte a residenze di pittura per artisti, e nel 2003 ha ricevuto il secondo premio al Balkan Youth Festival in Grecia. Durante i Giochi Olimpici del 2012 a Londra, ha rappresentato la Slovenia come artista, esponendo il suo lavoro in una mostra collettiva al Barbican Centre. Nella sua pratica artistica, intreccia una varietà di tecniche e utilizza diversi media, tra cui fotografia, grafica e collage. Opera a Celje, dove si trova il suo studio, nel quartiere artistico della città.

Matija Plevnik, curatore della mostra, inquadra così la poetica della ricerca visiva di Milač: “Lo spettro narrativo che emerge dall’incontro con l’opera dell’artista di Celje Tomaž Milač si manifesta certamente in modo piuttosto diretto e potente. Qui, l’atteggiamento candidamente impegnato e coinvolto, presentato attraverso l’ambiente figurativo nella declinazione della Pop art, è intensamente narrativo. Milač, consapevole della realtà del momento attuale come artista sloveno, agisce con la prevista reattività in ambito pubblico, basandosi anche sulla propria esperienza intima. Con lui, l’enunciazione sicuramente complementare dei contenuti, derivata sotto forma di pittura bidimensionale convenzionale, di un’installazione o di un video, assume solitamente un carattere ontologicamente sociale. Si potrebbe forse affermare che l’approccio visivo dell’autore alla questione in esame è una sorta di raffinata combinazione della pratica corrente, tecnicamente spesso supportata da un’esecuzione mista, in forma di “collage”. In sintesi, nell’eccesso di espressività mediatica visiva generale, l’artista si muove nel campo del discorso attraverso le immagini, che sono ricche di ornamenti visivi simbolici e di riferimenti percettivi. Così, riprendendo la narrazione desiderata, Milač non evita i contenuti, e le indicazioni dei titoli delle sue opere sono volutamente sempre chiare e dirette.”

E così l’artista stesso parla della sua ricerca pittorica degli ultimi dieci anni: “Facendo un confronto tra il mio diploma di laurea, incentrato sulla Pop art, e il mio stile attuale, tangente all’astrazione ma con una forte presenza di oggetti contestuali, sovrapponendo i miei colori precedentemente puristici (anche orientati alla pubblicità) alla tavolozza più lugubre che ora uso, penso che in questi quasi dodici anni passati, sia avvenuta qualche trasformazione fondamentale.
Eppure, anche il contrasto tra le prime opere e quelle più recenti, contiene questo filo conduttore che appare onnipresente: il mondo (in particolare gli scorci di esso che ottengo attraverso i media), la violenza, le catastrofi (sia artificiali che naturali), la sofferenza umana e questa stupefacente dualità tra essere uno spettatore del mondo e un partecipante attivo in esso.
Lo stile delle opere è ora invece semi-figurativo, e queste conservano addirittura il potere del collage da cui derivano: un’intrusione del “mondo reale” nel mondo artistico e un’inclusione di oggetti pseudo-reali in ambienti tipicamente non loro. Allo stesso modo vedo lo spazio della galleria coinvolto in una gigantesca osmosi con il mondo esterno, piuttosto che come un’entità isolata che ne è distante.
Questo dialogo tra arte e mondo, questa dualità tra comportamento passivo e attivo, questo antagonismo tra l’essere in uno spazio geografico preciso, ma comunque abbastanza globalizzato per comprendere la condizione umana in altri territori (sentirsi impotenti contro di essa, ma allo stesso tempo cercare di sfidarne la realtà con qualunque mezzo dato), io in quanto artista ed essere umano, posso cambiarlo: è proprio ciò che mi fa andare avanti.”

5 > 8 maggio 2022
Poetics of Post Anthropocene
personale di Tomaž Milač
a cura di Matija Plevnik

DoubleRoom arti visive
via Canova 9, 34129 Trieste
giovedì > domenica 17-19
349 1642362 – doubleroomtrieste@gmail.com
https://www.facebook.com/doubleroomtrieste

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