CAMMINARE L’ORIZZONTE chiralità

Silvia Hell,_VRS (piano focale a soggetto mobile)_, 2014, A+B, Brescia, Ph.Davide SalaVenerdì 7 aprile alle ore 18, al DoubleRoom arti visive di Trieste, inaugura “Camminare l’orizzonte. Chiralità”, un progetto a cura di Ermanno Cristini che presenta 4 interventi site-specific pensati per lo spazio triestino. Partendo dal concetto della chiralità, e cioè la proprietà di un’immagine di non essere sovrapponibile alla sua immagine speculare, come avviene nel caso delle mani, si articola una mostra che mette in dialogo un giovane filosofo, Antonio Piroddi, con le opere di Elena Bellantoni, Ermanno Cristini, Silvia Hell ed Elisa Vladilo. Un’esposizione doppia come la definisce lo stesso Cristini: “La mostra è costruita come un doppio specchiato: quattro artisti con due opere a testa, o con un’opera doppia, in modo che la seconda sia il doppio sfasato della prima. Il testo di un giovane filosofo attraversa il tutto.”

Ermanno Cristini,_Dispositivo per srotolare l'orizzonte_, 2015, Ph. Luca Taverna
Camminare l’orizzonte: l’articolo determinativo indica uno stare “dentro”, e non “su”. Poiché l’orizzonte è per definizione un altrove, che sfugge continuamente allo sguardo, Camminare l’orizzonte è uno stare dentro l’altrove, con quella continuità che è suggerita dall’idea stessa di linea. Forse è lungo quella linea che si perdono sia lo sguardo del viandante di Friedrich che la rotta della barca di Jan Bas Ader perché se l’orizzonte non ha luogo il viaggio che esso chiama è un viaggio senza scopo, quel viaggio che si realizza nel viandare e che ha il naufragio come presupposto.
In questa mostra il naufragio sta entro il doppio sfasato dello spazio di DoubleRoom: due ambienti riflessi, quasi simili ma attraversati da una variazione dimensionale, come un caso di chiralità. La chiralità è un paradosso, un dato speculare non sovrapponibile a se stesso, che articola e problematizza l’immagine alimentandosi dello spazio “tra”. Come un “colpo di reni”, essa asseconda il desiderio di sollevarsi in punta di piedi per osservare, con gli occhi chiusi, i tratti di una visione possibile e forse il disegno di un’utopia necessaria, appunto un orizzonte.
La mostra è costruita come un doppio specchiato: quattro artisti con due opere a testa, o con un’opera doppia, in modo che la seconda sia il doppio sfasato della prima. Il testo di un giovane filosofo attraversa il tutto.”
Ermanno Cristini

chiralità elisa 3
L’orizzonte e il regime del desiderio
“Figura del non-configurabile è l’orizzonte nell’ouverture di La persuasione e la rettorica: Carlo Michelstaedter vi descrive la peripezia dell’anima in pena, il suo trascorrere di desiderio in desiderio. Ci si volge prima alla vetta del monte, poi all’ampio orizzonte che se ne domina; poi, infine, al mare stesso e alla dissoluzione finale. «Ben son alto sulla pianura e sul mare; e vedo il largo orizzonte che è della montagna; ma tutto ciò non è mio: non è in me quanto vedo, e per più vedere non mai “ho visto”: la vista non la posseggo».

Vetta, onda, orizzonte sono topoi di un godimento indefinitamente denegato: viene subito messa in chiaro la radicale impossibilità di soddisfare il desiderio (quel desiderio che sostanzia l’ente terrestre). L’alternativa è nota: «stare» pago di sé, «vivendo solo di se stesso», ed è la vita del «persuaso»; oppure assecondare il desiderio, e sarà il bios abiotos degli uomini volgari. Viene con ciò posta la distinzione tra due regimi del desiderio. Si noti che il persuaso non si mette in cammino: avendo risolto in sé ogni desiderio, avendo da sempre raggiunto la «fine del mondo», egli non avrebbe dove camminare. Vero è che il persuaso neppure dovrebbe parlare, dato che il suo self-containment vieta di presupporre una qualsiasi volontà di espressione. Ora, non può darsi filosofia senza parole. Si dà dunque un terzo regime del desiderio, in corrispondenza della parola filosofica?

Elena Bellantoni, _Maremoto_, 2016, frame da video
Nel testo di Michelstaedter, oggetto plausibile del desiderio filosofico – in ragione delle sue peculiarità – è proprio l’orizzonte: esso costituisce la massima estensione della potenza visiva di un osservatore immobile, in coincidenza figurata con un rapporto intenzionale. Di qui l’ambiguità di quella «vista» che «non posseggo», e che è cosa veduta (e magari complesso delle cose vedute), ma anche facoltà del vedere. E che cosa pensare di una facoltà che si innesta nel soggetto, trovandovi anzi il proprio luogo di esplicazione, e che tuttavia non gli appartiene? L’oggetto filosofico presenta insomma tratti problematici di soggettività e non-disponibilità alla volontà del soggetto. Solo a questo punto acquista il suo giusto peso il fatto che ogni nuovo movimento del soggetto desiderante determini implicitamente una riconfigurazione dell’orizzonte. L’elasticità dell’orizzonte allude a una sua trascendenza rispetto ai rapporti che il soggetto è in grado di instaurare al suo interno.

Come spiegare, però, che il viandante-filosofo prosegua il proprio cammino anche dopo aver contemplato il proprio oggetto? L’analisi che precede indica – oltre Michelstaedter – la traccia di una risposta. Proprio in ragione della sua uni-totalità, l’oggetto della filosofia consente al soggetto di mantenersi in uno stato di anticipazione desiderante, mentre si abbandona alla libertà dei rapporti più limitati. D’altra parte, l’adeguamento di un oggetto siffatto è possibile solo per un soggetto che si approssimi, asintoticamente, al massimo ampliamento del dominio dei rapporti finiti. Sarà necessario, allora, forzare la transitorietà del singolo bene terrestre nell’anticipazione di una rete ordinata di transiti. Non interessa tanto apporre una gerarchia estrinseca al gioco dei desideri e dei movimenti di appropriazione, quanto, piuttosto, indovinare in quei moti erratici una formatività segretamente operante.”
Antonio Piroddi

7 aprile > 26 maggio 2017
CAMMINARE L’ORIZZONTE chiralità
Elena Bellantoni, Ermanno Cristini, Silvia Hell e Elisa Vladilo
a cura di Ermanno Cristini
testo di Antonio Piroddi

DoubleRoom arti visive
via Canova 9, 34129 Trieste
lunedì > giovedì 17-19
349 1642362 – doubleroomtrieste@gmail.com
https://www.facebook.com/doubleroomtrieste

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